Sydney: da incubo a sogno

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Sydney: da incubo a sogno

Sydney, me lo avevano detto, toglie tanto, ma dà tantissimo. Dopo due mesi qui, per la prima volta in questi 10 mesi in Australia ho quasi l’ansia all’idea di andarmene.

Sydney è stata un vero incubo, ma poi mi ha regalato tanta felicità.

Mi ha insegnato che tutto accade per noi, che anche le cose peggiori poi si rivelano essere un’opportunità e che a volte le cose destinate a noi richiedono tempo.

Sydney: il periodo peggiore di questo lungo viaggio

Arrivata a Sydney con altissime aspettative, mi sono ritrovata risucchiata in un vortice nero.

Dopo un road trip in compagna, necessitavo dei miei spazi, ma scegliendo alloggi su Couchsurfing, mi ritrovo su un divano di nemmeno un metro e mezzo, in cucina, in un monolocale con questo strano ragazzo.

Non ho le chiavi di casa e ogni volta che devo uscire devo organizzarmi affinché mi apra.

È Natale e al contrario di quanto mi aspettassi, trovare un lavoro in questo periodo qui è quasi impossibile! Tanti posti chiudono, molti hanno già assunto e poi non scordiamoci che è come se fosse l’Agosto italiano: insomma il periodo peggiore.

Più di un limite, però, ammetto di avercelo anche io: non ho l’RSA, ovvero il certificato che permette di vendere alcolici e che quasi tutti i ristoranti richiedono, e non ho per nulla esperienza come cameriera.

La situazione diventa frustrante, giro per ore a lasciare curriculum, faccio innumerevoli prove.

Fammi vedere come apparecchi e sparecchi”. “Guarda non perdere tempo, cerchiamo qualcuno con esperienza“.

Spendi anni della tua vita a studiare, a sperimentare un sacco di lavori, arrivi a Sydney e se non sai portare 3 piatti ti trattano come se valessi nulla.

Questa per lo meno è stata la mia sensazione.

La verità è che nel profondo, probabilmente quel tipo di lavoro non lo volevo nemmeno, non lo bramavo, lavorare fino a tardi, essere trattata come un numero, correre.

A tutto ciò aggiungi la grandezza di questa città, dopo 10 mesi in mezzo a natura e piccoli paesini, 1 ora di bus per percorrere 4 km ed arrivare nel CBD, il centro della città.

Insomma un incubo.

Natale a Sydney

Poco prima di Natale, per fortuna, mi trasferisco a vivere a casa di Francesco, filmmaker italiano, su un divano molto più comodo, molta più privacy e anche la libertà di uscire e tornare a mio piacimento.

Senza lavoro e con i soldi che continuano ad uscire la situazione non è comunque facile.

Ma Natale a Sydney era il mio sogno. Come sarà andata?

È una triste verità, ma anche le cose più belle, se non stai bene tu, fatichi a godertele.

Passiamo la Vigilia di Natale nel ristorante italiano di alcuni suoi amici, siamo in buona compagnia, si mangia e si gioca.

Pranziamo insieme a Natale e pomeriggio, esattamente come sognavo un anno fa, mi ritrovo a Bondi Beach, mi intrufolo nella compagnia di Giovanna.

Brindisi e panettone in spiaggia, che figata!

Dopo un’ora però inizia a piovere.

Io sono senza energia, sono svuotata e anche se cerco di essere grata per aver realizzato quel sogno me ne torno a casa.

Arriva capodanno e avrei dovuto passarlo con Erika e Matteo, ma cambio piani all’ultimo e vado con Francesco a casa di questi suoi amici, conosco belle persone e un sacco di contatti per il mio obiettivo, entrare nel mondo delle foto e dei video!

Riesco anche a spuntare un’altra cosa dalla mia bucket list: capodanno a Sydney ammirando i suoi famosissimi fuochi d’artificio.

La parte bella: le persone

Se c’è una cosa bellissima di Sydney, sicuramente sono le persone e i rapporti che ho stretto qui, soprattutto con Italiani!

Il mio primo meet up, l’aperitivo da Atlas, le serate improvvisate, il capodanno cinese, la camminata sull’Harbour Bridge, i tramonti da Bondi, la serata al Casinò, il rooftop che gira da cui puoi ammirare tutta la città.

C’è anche la grande scoperta del carisma sud americano, il tramonto da La Perouse, il giro in moto di sera nel mezzo di tutta la città illuminata, la serata in una casa con una vista indimenticabile..insomma le prime avventure iniziano ad arrivare!

Il lavoro giusto per me

Una mattina, mentre vado a fare un servizio fotografico, questa storia poi te la racconterò, mi fermo in questa bakery greca e decido di lasciare il cv.

Due giorni dopo mi chiamano. Lavoro trovato.

È una pasticceria che esiste da un sacco di anni, piccolina, a conduzione familiare.

Il lavoro che desideravo

L’atmosfera è esattamente quella che desideravo, easy, tranquilla, serena, niente stress.

Non sono un numero, anzi, il capo, questo signore di quasi 70 anni, mi presenta a tutti i clienti “lei è Jessica, la nuova ragazza, arriva dall’Italia“.

Clienti abituali, ogni mattina arrivo, mi danno il buongiorno, mi chiedono come sto, divento subito parte della famiglia, memorizzo le loro ordinazioni, le mie giornate sono piene di sorrisi.

Faccio poche ore, è vero, circa 20 ore a settimane, per un guadagno di circa 500$, ma lavoro bene, ho tempo per me, per allenarmi, per seguire i miei progetti.

Arrivo al mattino e la prima cosa è preparare due caffè, un cappuccino per me e un almond flat white per il boss.

Arriva l’ora di pranzo, mi obbliga a mangiare..tutto ovviamente senza pagare, che qui non è scontato! Dopo il pranzo si smezza una bibita zero zuccheri facendo il brindisi e dopo una mezzoretta altro caffè.

Ogni tanto mi dice “siediti, riposati, mica siamo in fabbrica“, mi chiede anche di fargli qualche video e io sono molto contenta!!

Cerca di farmi fare più ore e dopo due settimane mi mette addirittura a fare chiusura!

Per non parlare di tutte le cose che mi regala da portare a casa, addirittura una volta 2 bottiglie di vino!

Oggi, mi rendo conto di come, in realtà dentro di me, io desiderassi proprio questo, ok sono poche ore ma non sarei mai durata in un posto dove mi ammazzassero o mi trattassero male, sarei stata scontenta in un posto dove sarei andata contro voglia e sarei stata trattata come un numero.

Insomma ho aspettato, ma è arrivata l’occasione giusta e adatta alla mia filosofia.

Ad oggi sono molto contenta che sia andata esattamente così.

Sono stata cacciata di casa ed è stata la mia salvezza

A tre giorni dall’aver finalmente trovato lavoro, ecco che Sydney mi lancia una nuova sfida.

Io nel frattempo ero, sfortunatamente, tornata dal primo host. La situazione era anche peggiorata, lui sempre a casa, musica e tv accese giorno e notte, atmosfera pesantissima.

Un giorno, mentre ero a lavoro, mi dice che entro due giorni me ne devo andare.

Cacciata di casa a Sydney

Mi cade il mondo addosso, non posso certo permettere una casa, costa circa 400$ a settimana una stanza qui.

Inizio a mettere annunci ovunque “cerco una stanza o un divano in cambio del mio aiuto come petsitter o housesitter”.

Mi risponde una ragazza, tra tutti gli altri, e a lei non smetterò mai di essere grata. È stata il mio angelo.

Mi viene a prendere il giorno dopo, mi ritrovo in questa casa bellissima e pulitissima a Little Bay, una zona residenziale a sud di Sydney, a 5 minuti a piedi dall’oceano.

Sono senza parole, un sogno.

Mi ospita Sarah, con le sue bimbe.

Quando loro sono a casa io ho uno stanzino tutto mio, quando sono dal papà però ho una camera da letto gigante!

Loro sono fantastiche, Sarah dopo qualche giorno mi dice anche che mi vede molto più serena e che è felicissima di essere una parte del mio cambiamento, mi dice che posso restare finché voglio, che sono la benvenuta.

Stasera ad esempio ho cenato con loro, sì è vero, alle 18,45 ma quanto posso essere grata?!

Mi dice sempre “il frigo è pieno, mangia quello che vuoi“.

Il mio minuscolo aiuto consiste nel portare a passeggio Charlie, il bellissimo cagnolone una o due volte al giorno e coccolare la gatta che amo.

Insomma una passeggiata dopo il lavoro fino al mare è il prezzo da pagare?

Sto finalmente bene, ho recuperato le energie, ho ripreso la mia vita sociale e per la prima in questi 10 mesi devo ammettere che…

…cavolo è dura ammetterlo..

l’idea che tra un mese me ne devo andare mi agita e mi intristisce.

Cosa ho imparato da tutto ciò?

Ho sicuramente imparato, o forse direi avuto la dimostrazione di come quando certe cose non funzionano è perché in realtà non sono adatte a noi.

Ho avuto la conferma che quello che ci capita è sempre quello di cui abbiamo bisogno, anche se non lo sappiamo.

Ho imparato che quello che sentiamo e vogliamo nel profondo, anche inconsciamente, lo attraiamo.

Che anche le cose che all’inizio sembrano negative possono rivelarsi enormi doni.

Tutto questo mi ha ricordato di avere sempre fiducia nel processo, che il bene genera bene, che quello che dai ti torna.

Che aiutare gli altri e avere fiducia negli altri è la cosa più bella che tu possa fare e ricevere nella vita.

Che tenere duro e non arrendersi è fondamentale.

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