Essere presente: l’unico modo per non soffrire

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Essere presente: l’unico modo per non soffrire

Parlo spesso dell’importanza di essere presente, l’ho studiato, ho praticato la presenza mentale, ma come tutte le cose, è un allenamento continuo. Così anche io sono ricaduta, ho smesso di essere presente e ho sofferto come mai prima.

Sydney: un pugno in faccia

L’arrivo a Sydney non è stato come l’avevo immaginato. Questo probabilmente è stato il mio primo errore.

Al contrario di tutto il viaggio vissuto fino ad ora, infatti, questa volta avevo delle aspettative. Non l’ho vissuta con la stessa leggerezza con cui ho percorso il resto del viaggio.

Dopo mesi al di fuori della città, ritrovarmi in mezzo al caos, a passare ore ed ore sui mezzi pubblici per percorre pochi km e raggiungere qualsiasi destinazione, tutto così enorme.

Essere trattata come un numero, Dov’è l’Australia che ho conosciuto fino ad ora?

Le persone gentili, l’essere apprezzata per quello che sei, l’essere conosciuta come persona, trovare lavoro per la passione e l’impegno che ci metti.

Qui no, qui dopo un mese e mezzo, tante prove, un milione di curriculum lasciati di persona e non so quante applicazioni online: il nulla.

Mi sono sentita spaesata.

Un numero in mezzo a tanti.

Il non valere niente se non sai portare 3/4 piatti in contemporanea o fare la “latte art”.

È vero non sono una cameriera, non ho esperienza nella ristorazione, ma per questo devo sentirmi da meno?

Ho semplicemente fatto un percorso di vita diverso.

Eppure mi sono sentita di non valere niente, perché qui, i lavori più diffusi per noi backpackers sono questi.

Ma lo ripeto, un diverso percorso non significa diverso valore.

Perdere controllo e non essere presente

È così che tutto ha iniziato a precipitare. La frustrazione, il correre in giro tra un locale e l’altro a lasciare cv, percorrere km e ore sui bus senza successo.

Le notti in bianco a fare application.

Giorno dopo giorno sempre più stanca, svuotata, arrivavo a casa senza energie, non mi dedicavo più il giusto tempo.

La mia salvezza è stata la palestra, il mio posto sicuro che mi libera la mente.

Ma giorno dopo giorno la frustrazione aumentava, non ero più presente, dov’ero, cosa stavo facendo?

L’ansia, la preoccupazione, l’insicurezza si sono impossessate di me.

I soldi sul conto scendevano, io non mi arrendevo ma ero come una mina impazzita senza controllo.

Non ho visto quasi nulla di Sydney, non mi sono goduta nulla di questo posto, anzi ho iniziato ad odiarlo.

I pochi ricordi belli sono con qualche anima bella che ho incontrato qui e che è sempre stata pronta a regalarmi un sorriso ed una parola di conforto.

Un sogno realizzato, che quasi non vedevo

Natale, mi sveglio e guardo quella borsa, con quello strumento tanto atteso, lo guardo, lo fisso anzi, ma non ho il coraggio di aprirlo.

Rimane lì un paio di giorni, finché non mi faccio coraggio,.

Una macchina fotografica professionale, tanto attesta, desiderata.

Non ho più scuse, è tutto nelle mie mani.

Fotografia l’ho studiata per anni, mai smesso, anche se da un pò avevo accantonato quel sogno e da anni non toccavo una macchina fotografica in manuale.

Rivoluziono i miei schemi, basta teoria, inizio a scattare in città, la sera, poi chiedo agli amici, conoscenti..

Mi faccio coraggio, non ho nulla da perdere, inizio a propormi gratuitamente, per creare un portfolio, a negozi, scuole di yoga, palestre.

Finché un giorno una scuola di yoga mi risponde, “ci farebbe molto piacere e in cambio ti regaliamo un pacchetto di lezioni qui a tua scelta!

Non ci credo, non mi sembra vero.

Tremante, arrivo lì, ma non sono presente, fatico a godermela, a divertirmi, “tropo bello per essere vero“.

La paura di non essere all’altezza.

Per fortuna nonostante l’agitazione camera alla mano e la mia testa si svuota, il tempo vola, sto facendo una cosa che amo.

Quando dopo qualche giorno mostro le foto, la proprietaria decide di pagarmi per averne altre cinque editate.

Mi propone anche di fare uno shooting a sei delle sue insegnanti.

Sono incredula, il mio lavoro, le è piaciuto.

La paura avanza, sto iniziando ad avere quello che ho sempre desiderato, un sogno che sembra desiderato realtà, “ma se rimanesse solo un’eccezione?“, quanto male può fare crederci?.

Lavoro da videomaker

Era la domenica della stessa settimana, ho pianto tutto il giorno, preoccupata per il mio futuro.

Indecisa se spendere tempo ed energie continuando alla ricerca di quel lavoro da cameriera che tanto odiavo, e i cui rifiuti mi facevano sprofondare nella frustrazione, o puntare tutto sul mio sogno ma col rischio che il fallimento avrebbe fatto più male?

Decido di non pensarci e mi rinchiudo tutto pomeriggio ad editare tra le lacrime, fare quello che amo, cercare di rimanere allineata, seppur a fatica.

Torno a casa, occhi gonfi, voglio solo buttarmi a letto, sono le 21,30.

Entro in camera e Francesco (il mio host), mi chiede “Lo vuoi un lavoro come videomaker per una settimana?” non ci penso, dico sì.

Un sogno diventato realtà

Tra paure e insicurezze passo questa settimana tra riprese, montaggio video, editing. vivo di quello che amo, vado a fare anche quel famoso shooting alle insegnanti di yoga.

Mi godo poco, nemmeno me ne accorgo che sto vivendo la vita che desideravo.

Non sono presente, la mia mente è proiettata nel futuro.

“E se non trovassi altro?”, “Cosa farò dalla prossima settimana?”, “È troppo bello per essere vero”. Si di nuovo.

Mi guardo allo specchio, Jessica ma ti rendi conto? Sai vivendo la vita che volevi, continui a piangere, a dire che non trovi lavoro e hai appena lavorato una settimana e guadagnato, facendo qualcosa che ti piace.

Il mio cervello in tilt.

Chiamo la mia amica e life coach, facciamo una seduta di tetha. Mi sento rinata, mi accorgo.

Non sono presente. Non sono grata. Mi sto lasciando sfuggire tra le mani un momento unico e rischio di non attrarre più nulla di buono.

Presente. Gratitudine. Consapevolezza

Ci sono cascata, non essere presente in quello che vivevo ed essere proiettata al futuro, ma non si vive così, così è uno sopravvivere annaspando, in balia di qualcosa che ancora non è successo.

E poi questi mesi di viaggio non mi avevano insegnato a non dare più per scontato le piccole cose?

Ed eccola qui davanti a me la verità. Come se mi fossi svegliata da un lungo sonno.

Lottavo alla ricerca di un lavoro e di un guadagno, vedendo solo scarsità, senza accorgermi che ero circondata da abbondanza.

Vivo a Sydney da un mese e mezzo, ospitata gratuitamente, ho cibo, acqua calda, aria condizionata, elettricità, wifi, lavastoviglie e lavatrice.

Non mi manca nulla.

Ho amici, ho persone accanto, ho una famiglia che mi supporta. Ho una life coach con cui, collaborando, ho il lusso di avere trattamenti unici.

Ho un’amica esperta di mindfulness e non solo.

Ho un personal trainer che mi aiuta gratuitamente.

Ho lavorato e portato a casa soldi facendo quello che amo.

È il presente, sto bene, non manca niente, perché non me lo godo senza preoccuparmi di un futuro che comunque non so come andrà?

Ho tutto, e anche se dovesse essere una parentesi, quanti hanno il privilegio di vivere il loro sogno?

Quindi ora lo dico, sono grata, sono immensamente riconoscente di tutta questa abbondanza.

Per me, per te

Tutta questa mia storia perché oggi più che mai so che non sempre, anche quando stai vivendo un sogno, le cose sono semplici.

Non sempre è facile essere presente e consapevoli di quello che si ha.

A volte le paure, la confusione, l’insicurezza prendono il sopravvento.

Fermati, respira, guardati attorno, scrivi, medita, fai ciò che ti permette di tornare presente.

Va tutto bene.

Spero che questa mia esperienza, possa aiutarti nei momenti in cui ti senti smarrita, persa, perché c’è sempre qualcosa per cui essere grati.

E perché sì, puoi stare male anche quando dall’esterno sembra non esserci alcun motivo e in pochissimi ti capiscono, non sei sola.

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